Se avete letto qualcosa su Marcus Brown e il suo progetto Nourished By Time, saprete che recentemente ha firmato un contratto con XL, è molto apprezzato dalla critica e produce musica post-genere, come in apparenza tutti gli artisti contemporanei. Ma cosa significa essere post-genere? Il nuovo album di Brown, The Passionate Ones, suggerisce che non ha nulla a che fare con il rifiuto del genere. Anzi, il suo modo curioso di scrivere canzoni è una testimonianza del potere del genere: sintetizza tecniche compositive che si possono conseguire solo attraverso una rigorosa specializzazione. The Passionate Ones è un disco di creatività intuitiva, di rivoli e affluenti che zigzagano lungo i confini dei generi in base alle esigenze melodiche: non più autentica o fantasiosa della musica di genere, ma più sciolta e libera, più vicina a uno stato infantile di ascolto innocente.

Il risultato di tale libertà è una musica che — parafrasando una vecchia formula di Zadie Smith — fa più del necessario con il minimo indispensabile. In Jojo Brown è una band Muscle Shoals individuale che crea un accattivante groove di soul psichedelico in stile Motown per il rapper britannico Tony Bontana. In Baby Baby snocciola borbottando barre nervose che alludono a sesso, fama, consumismo, brutalità della polizia e solidarietà palestinese su un ritmo a metà strada fra una sala da ballo freestyle latina e una discoteca indie che suona Babies dei Pulp. Max Potential trapianta la munificenza della Stax in uno studio lo-fi da cameretta, con il baritono evocativo di Brown che sgorga in ondate di estasi e terrore. Pur volendo semplificare la sua scrittura in The Passionate Ones, rimane intimamente massimalista; come Isaac Hayes, evoca il paradiso e l’inferno per rappresentare l’amore e il crepacuore, l’acuto registro angelico, gli infelici gemiti in castigo.
Anche quando Brown canta dell’amore, si percepisce la sua rabbia per essere così innamorato. Nelle sue esibizioni dal vivo, austere e a volte conflittuali, il brivido di quella rabbia si scontra con la passione e l’euforia nel cantarla, un desiderio tormentato che può risolversi solo nella canzone stessa. Brown non esprime solo un’aspirazione alla felicità romantica, ma anche l’anelito a un cambiamento politico, la fede in futuri alternativi. The Passionate Ones denuncia il marciume che si riversa dalla corruzione geopolitica e dall’industria capitalistica fino a intaccare le nostre relazioni di amore e amicizia. Nel gioioso singolo 9 2 5 un refrain di piano—house evoca implicitamente il club come luogo di liberazione dalle pretese del capitalismo, della mascolinità, dell’eterosessualità e del bon ton. Il principio estetico di Brown, di una dimensione cosmica racchiusa in produzioni fai—da—te, suggerisce un’analoga dichiarazione di possibilità politica: possiamo immaginare un mondo frammentario, instabile e a basso costo, ma migliore.
Anche se alcuni degli elementi costitutivi sembrano prodotti di laboratorio (più sintetici rispetto al granuloso soul degli anni Ottanta, più metronomici rispetto al levigato corrispettivo degli anni Novanta), nel complesso gli ambienti creati da Brown risultano in qualche modo morbidi, quasi carnosi. Non ci sono bruschi cambi di marcia: riesce a rendere accogliente la piano-house, intense le ballate soul, vellutati come Sade gli inni indie—pop. Il suo soprannaturale potere di sintesi è particolarmente evidente in Tossed Away, una canzone con le ondulazioni armoniche dell’R&B da quieta tempesta, lo scintillio astrale dei Cure dell’era Disintegration, gli accordi sospesi tra strofa e ritornello con lo struggimento beatlesiano di Elliott Smith e melodie tinte di gospel che serpeggiano nei bassifondi prima di ritrovare la via per la chiesa. Brown ha attribuito il suo approccio lo—fi all’ispirazione di Sly Stone e Brian Wilson, due inguaribili smanettoni in comunione con gli angeli nei loro solitari studi domestici, e ogni dettaglio meticolosamente dettagliato dell’album riflette la loro influenza.
Più che post—genere, Nourished By Time mi pare un artista post-underground. È una potenziale superstar o un fenomeno di culto a combustione lenta? Farebbe differenza per la sua longevità? Dopo averlo visto infiammare il pubblico dal piccolo palco di un festival lo scorso anno, ho detto a un amico che mi sembrava un futuro headliner. Mi ha preso per matto. Forse è da matti pensare allo status in questo modo, ora che underground è un termine di marketing e qualsiasi band indie può diventare arbitrariamente scalabile. Ma ogni limite di Nourished By Time sembra giocare a suo favore. La musica di Brown è una conseguenza del cattivo stato di salute del mondo, delle difficoltà finanziarie delle band, del riepilogo di musiche rétro assorbite in eccesso. Lui lo sa e fa quello che può. The Passionate Ones costituisce un capolavoro improvvisato per il mondo a pezzi e un gradito promemoria del fatto che la bellezza corre più veloce del cinismo.


