Durano appena quindici minuti, eppure le loro immagini fanno il giro del mondo: le sfilate di moda sono spettacoli mediatici, rituali sociali e dichiarazioni di stile. Con la mostra »Catwalk: The Art of the Fashion Show«, il Vitra Design Museum dedica una grande mostra al fenomeno delle sfilate di moda, a partire dal 18 ottobre. Lamostra esplora la storia e il significato culturale della sfilata di moda dalle sue prime forme intorno al 1900 fino ai giorni nostri e riunisce case di moda come Azzedine Alaïa, Balenciaga, Chanel, Dior, Gucci, Maison Martin Margiela, Prada, Viktor & Rolf, Louis Vuitton, Yohji Yamamoto, e molti altri. Pezzi originali della collezione, materiale cinematografico e fotografico, oggetti di scena e inviti alle sfilate animano oltre 100 anni di storia della moda in passerella.

La mostra si concentra sulla sfilata di moda come Gesamtkunstwerk. Quella che è iniziata come una presentazione intima nei salotti parigini si è evoluta in un evento globale in cui architettura, scenografia, coreografia, luci, suono e oggetti di scena si fondono in uno spazio narrativo multistrato. La mostra è organizzata in quattro sale progettate per riflettere lo stile delle rispettive epoche, ripercorrendo le fasi centrali della sfilata, dal salone d’alta moda d’élite ai formati sperimentali del prêt-à-porter, dalla passerella classica alle performance digitali contemporanee. Diventa chiaro che le sfilate di moda riflettono sempre ideali di corpo e cambiamenti sociali, sollevando interrogativi sulle motivazioni che li sottendono. Quali miti, valori e sogni vengono negoziati?
Quali storie vengono raccontate e quali strutture di potere vengono rappresentate?
Cosa rivela una sfilata di moda sulla collezione esposta e sull’epoca in cui è stata creata?

Gli albori della sfilata di moda (Sala 1) risalgono all’inizio del XX secolo, quando la moda veniva presentata a una clientela selezionata, principalmente nei saloni degli stilisti. Documenti cinematografici e reperti fanno conoscere i protagonisti di quest’epoca, come Charles Frederick Worth, uno dei primi a presentare la moda su donne vere anziché su manichini. Lucile e Paul Poiret collegavano la presentazione della moda alla narrazione, mentre Gabrielle Chanel faceva scendere i suoi manichini in modo spettacolare da una scala a specchio fino al salone. Fotografie storiche documentano le prime sfilate di moda nei grandi magazzini statunitensi, alle corse di cavalli e sui transatlantici, che hanno ispirato le collezioni cruise presentate ancora oggi. Uno momento clou di quest’epoca è il Théâtre de la Mode, una mostra itinerante creata nel 1945 in risposta alla crisi della moda francese causata dalla guerra.
Oltre 40 stilisti parigini hanno presentato collezioni in miniatura su elaborate bambole di filo metallico, all’interno di scenografie dettagliate. Diversi manichini originali provenienti dall’archivio Balenciaga ricreano questo leggendario revival del dopoguerra, corredati da filmati del fotografo Tom Kublin delle prime sfilate Balenciaga degli anni ’60.
La seconda parte della mostra ripercorre il periodo in cui le sfilate di moda si spostarono dai saloni alla città, con l’ascesa del prêt-à-porter, entrando in contatto con le sottoculture. Nel 1958, Chloé invitò gli ospiti al famoso ritrovo degli artisti Café de Flore. Stilisti come Courrèges e Paco Rabanne sperimentarono con lo spazio e il movimento, mentre Kenzo trasformò le sue sfilate in feste. Leggendaria è la Battaglia di Versailles, un duello di moda tra stilisti francesi e americani nel 1973, in cui gli americani sfidarono l’haute couture francese, precedentemente dominante, segnando la svolta internazionale della moda statunitense. Modelle di colore come Pat Cleveland rimodellarono l’immagine della passerella in questo periodo, e le sfilate di moda divennero performance che segnalavano il cambiamento sociale. Anche gli inviti alle sfilate di moda acquisirono importanza, diventando parte integrante del concetto generale.

Con l’ascesa delle top model negli anni ’90, le sfilate di moda acquisirono visibilità globale. Una sfilata di Versace (Autunno/Inverno 1991), in cui Cindy Crawford, Naomi Campbell, Linda Evangelista e Christy Turlington cantarono insieme la hit di George Michael, Freedom, divenne emblematica di quest’epoca. Spezzoni di film rivelano il nuovo ideale di corpo plasmato da queste modelle: potente, sicuro di sé e glamour. Appaiono anche analisi critiche della commercializzazione e della pressione per il successo: il film di William Klein “Who Are You, Polly Maggoo?” (1966) satireggia il successo e i conflitti di una modella americana, mentre la performance “Models Never Talk” dà voce alle modelle per discutere della loro camminata e delle loro pose.
La terza sezione della mostra inizia all’inizio del millennio, quando le sfilate di moda divennero importanti eventi mediatici con budget crescenti e l’influenza di aziende come LVMH e Kering. Karl Lagerfeld ha stabilito nuovi standard con Chanel, creando location spettacolari al Grand Palais di Parigi, da un supermercato meticolosamente allestito a un lancio di razzi e una marcia dimostrativa su un boulevard replica.
Oggetti di scena originali e modelli architettonici della sfilata Supermarket (Prêt-à-Porter Autunno-Inverno 2014/15) e della sfilata Rocket (Prêt-à-Porter Autunno-Inverno 2017/18) illustrano l’opulenza di queste messe in scena.
Allo stesso tempo, altri stilisti abbracciarono una decostruzione radicale: nella sua leggendaria sfilata n. 13 (Primavera/Estate 1999), Alexander McQueen fece dipingere un abito con la vernice spray dal vivo sul palco, mentre Viktor & Rolf vestirono una modella con nove strati, uno per uno, nella loro sfilata minimalista Russian Doll (Autunno 1999). Martin Margiela spostò le presentazioni in un ospedale vuoto, in un parcheggio multipiano o in un terreno vuoto. Le sue sfilate sono performance che lasciano tracce: un modello originale della sfilata Primavera/Estate 2006 con tracce di colore di una collana fatta di cubetti di ghiaccio che si sono sciolti durante la sfilata sarà esposto in mostra, così come un tappeto di tessuto che riproduceva le impronte colorate delle scarpe delle modelle (Primavera/Estate 1989).
La quarta sala è dedicata al passato recente. Anche prima del 2020, le sfilate di moda venivano sempre più con attenzione al loro impatto digitale, ma la pandemia di COVID-19 ha accelerato l’ascesa di formati ibridi e puramente digitali. Nel cortometraggio The Dior Myth, Dior ha presentato una collezione in miniatura in una casa delle bambole (Autunno/Inverno 2020),Loewe ha presentato uno Show in a Box (Primavera/Estate 2021), e Balenciaga ha collaborato con Matt Groening per un episodio dei Simpson (Primavera/Estate 2022), in cui i personaggi hanno sfilato. Case di moda e stilisti coinvolgono sempre più artisti e coreografi nelle loro sfilate: Issey Miyake ha presentato One Minute Sculptures di Erwin Wurm (Primavera/Estate 2025), e Sharon Eyal ha creato una performance di danza (Primavera/Estate 2019) per una sfilata di Dior – la mostra presenta una tuta Dior disegnata da Maria Grazia Chiuri per una ballerina

Le sfilate recenti utilizzano spesso il corpo umano come palcoscenico per la negoziazione politica e sociale. Rick Owens ha fatto indossare alle donne altre donne (Primavera/Estate 2016), e Alessandro Michele da Gucci (Autunno/Inverno 2018) ha fatto riferimento al Manifesto femminista Cyborg di Donna Haraway in una futuristica sala operatoria. Nella sfilata di Balenciaga Parliament (Primavera/Estate 2020) – la mostra presenta un modello architettonico e un abito spettacolare – i truccatori hanno applicato protesi facciali ad alcune modelle, mettendo in discussione gli ideali di bellezza nell’era dei social media. Lo stretto rapporto tra il medium della sfilata di moda e l’architettura è illustrato nella mostra, tra gli altri, attraverso la collaborazione tra lo Studio OMA di Rem Koolhaas e Prada, che dura da oltre 25 anni. In mostra anche una giacca skyline creata da Virgil Abloh ispirata agli iconici grattacieli. È stato presentato per la prima volta in un’ambientazione ispirata a Mies van der Rohe durante la presentazione della collezione uomo Louis Vuitton per l’autunno/inverno 2021/22.

A testimonianza dell’interesse del settore per i materiali, la scenografia della quarta sala utilizza elementi di sfilate passate, forniti dalla società Spazio META di Milano. Il rapido ritorno a elaborate sfilate dal vivo dopo la pandemia dimostra l’importanza duratura della messa in scena dal vivo, anche nell’era digitale. Mentre le immagini ora viaggiano in tutto il mondo in tempo reale, le sfilate di moda mantengono il loro significato culturale principalmente attraverso l’esperienza reale, con tutti i suoi miti, rituali e codici, come grandi eventi artistici e specchi della società.
A corredo della mostra, un catalogo riccamente illustrato, concepito come una guida completa alla sfilata, con contributi della modella Małgosia Bela, del supervisore del suono Michel Gaubert, del responsabile acquisti Andreas Murkudis e di esperti tra cui Caroline Evans, Cathy Horyn e Valerie Steele.
Informazioni generali
Vitra Design Museum
Charles-Eames-Str. 2
D-79576 Weil am Rhein
Titolo della mostra: Catwalk: The Art of the Fashion Show
Durata: 18 ottobre 2025 – 15 febbraio 2026
Curatori: Jochen Eisenbrand, Katharina Krawczyk (Vitra Design Museum)
Kirsty Hassard, Svetlana Panova (V&A Dundee)
Progetto espositivo: Ania Martchenko, Parigi
Progetto grafico: Haller Brun, Amsterdam




