I vini “eroici” di Carema, tra storia, fatica e topiaria

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CAREMA (TO) – Incastonato tra le pendici rocciose dell’ultimo tratto piemontese prima della Valle d’Aosta, Carema è un piccolo comune che custodisce un tesoro unico e raro: il suo vino. Ma quello di Carema non è un vino qualsiasi. È un vino “eroico”, nato da una viticoltura che sfida il tempo e le leggi della comodità agricola. Una viticoltura che si arrampica sulle montagne.

Carema è un luogo dove la vite non cresce, ma resiste. Coltivare qui significa affrontare pendenze vertiginose, terreni poco profondi, inverni rigidi e spazi angusti. Ma è proprio da queste condizioni estreme che nasce il prestigioso Carema DOC, un Nebbiolo di montagna, fine ed elegante, che incarna l’essenza stessa del territorio.

Il paesaggio di Carema è scolpito in centinaia di terrazze sostenute da muri a secco. Questi muretti, costruiti pietra su pietra senza cemento, sono autentici monumenti della fatica contadina e rappresentano un ecosistema unico, dove le radici delle viti trovano nutrimento e calore grazie alla pietra che assorbe il sole durante il giorno e lo restituisce durante la notte.

L’arte topiaria della vite

Ciò che rende ancor più straordinaria la viticoltura di Carema è l’uso di una tecnica architettonica antica : l’architettura topiaria applicata alla vite. Qui, le piante vengono coltivate su pergole in pietra e legno, sorrette da colonnine – spesso in granito – che danno vita a una sorta di “soffitto vegetale” sospeso nel vuoto.

Questo sistema risponde a precise esigenze agronomiche e climatiche. Sollevando le viti dal suolo, si protegge il frutto dall’umidità e dalle gelate. Inoltre, la forma a pergola favorisce l’esposizione solare e la ventilazione, migliorando la maturazione dell’uva. Il risultato è un microclima unico, in cui il Nebbiolo, vitigno esigente, può esprimersi con delicatezza rivelando un profilo aromatico inconfondibile.

A Carema si parla di “viticoltura eroica” non per retorica, ma per realtà. Ogni grappolo è il frutto di ore di lavoro manuale: non esistono macchinari in grado di affrontare i terrazzamenti, tutto è fatto a mano, dal diserbo alla vendemmia. Le condizioni logistiche rendono i costi di produzione altissimi e il rischio climatico è sempre in agguato.

Eppure, nonostante le difficoltà, una manciata di produttori – tra cui spiccano la Cantina dei Produttori di Carema e alcune piccole realtà artigianali – continua a credere in questo vino, portando avanti un lavoro di tutela, valorizzazione e rilancio.

Oggi, il vino di Carema non è solo un prodotto d’eccellenza:, è la prova concreta di come la passione dell’uomo possa trasformarsI in bellezza, un calice che racconta secoli di sapienza agricola.

Chi assaggia un Carema DOC trova non solo il vino ma anche il profumo delle rocce su cui appoggiava la vite e la forza delle mani che l’hanno raccolta .

Per questo, quei muretti, quelle pergole, quelle viti, non sono solo strumenti agricoli: sono un patrimonio da difendere con orgoglio.

La Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema

Fondata nel 1960 da un gruppo di dieci viticoltori residenti, la Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema è una cooperativa storica che incarna la tradizione vitivinicola locale 

Oggi annovera oltre cento soci, per lo più produttori part-time con un’età media intorno ai 50–55 anni 

La bellezza della Cantina risiede tanto nella sua storia quanto nel paesaggio montano in cui si fonde. I vigneti, limitati all’interno del solo comune di Carema, si estendono su circa 13–15 ettari e sono coltivati a Nebbiolo in purezza, sono piantati su terrazzamenti scavati nella roccia, sorretti da pilastri in pietra e calce chiamati pilun, con altitudini tra i 300 e i 450 metri, il clima rigido e le escursioni termiche, favorisce vini di grande finezza e freschezza

La produzione si articola principalmente in due versioni: Carema DOC “Etichetta Nera”, affinamento minimo di 24 mesi, di cui almeno 12 in legno e Carema Riserva DOC “Etichetta Bianca”, invecchia almeno 36 mesi, di cui 18–24 in botti grandi di rovere o castagno 

Entrambi i vini sfoggiano un colore rosso rubino vivace, tendente al granato; profumo fine di rosa macerata; gusto morbido, vellutato e corposo  sono Presidio Slow Food dal 2014.. La loro longevità può superare i 20–30 anni se conservati coricati, al buio, in cantine prive di escursioni termiche correttamente. Le bottiglie

La cantina ha anche promosso progetti di ripristino dei vigneti abbandonati, contribuendo alla valorizzazione del territorio e alla crescita del turismo enogastronomico.

Da domenica 21 a domenica 28 settembre a Carema torna la Festa dell’Uva e del Vino, che celebra la millenaria cultura enologica del paese. I paesaggi terrazzati viticoli e agricoli del Mombarone, compresi nei Comuni di Borgofranco d’Ivrea, Carema, Nomaglio e Settimo Vittone, sono iscritti nel Registro nazionale dei Paesaggi Rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali, istituito dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. La settantatreesima edizione della Festa dell’Uva e del Vino è organizzata dal Comune in collaborazione con le associazioni locali e con la Cantina produttori Nebbiolo di Carema e patrocinata come sempre dalla Città metropolitana di Torino.

La Coldiretti Torino è impegnata in un progetto di valorizzazione dell”agricoltura di montagna , del territorio, dei vini , come il Carema, che con il cambiamento climatico subiscono delle variazioni nel grado alcolico, che tende ad aumentare con una maggiore concentrazione di zuccheri, una diminuzione dell’acidità e un’alterazione negli aromi.

di Bruno Musso

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