Repubblica Ceca ennesimo riconoscimento Unesco

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Dopo la Blaudruck (stampa blu), anche le tipiche perline di vetro soffiato della Boemia sono ufficialmente Bene Immateriale dell’Umanità.

Alle minuscole, fragili e luccicanti sfere soffiate nel vetro e lavorate rigorosamente a mano esclusivamente nel piccolo Comune di Ponikla (e in nessun altro luogo al mondo), lo scorso dicembre è finalmente arrivato il prestigioso fregio. Non più “solo” decorazioni uniche, ma testimoni di una cultura e una tradizione assolutamente da difendere.
In quel lembo di estrema Boemia che confina con la Polonia, ai piedi dei Monti dei Giganti, luccica uno dei più bei ma forse meno conosciuti vanti dell’artigianato ceco. Fin da inizio del XX secolo, nella cittadina di Ponikla un’unica, storica azienda –la Rautis- produce ancora con gli stessi gesti e con gli stessi segreti preziose micro-palline di vetro soffiato, poi infilate in collane, assemblate in spille e orecchini, esaltate in raffinate decorazioni per la tavola, per la casa, per abiti e per costumi teatrali.
Il cristallo di Boemia è noto in tutto il mondo, se ne conoscono la storia, i prodotti tradizionali e le nuove interpretazioni di design, ma questa piccola meraviglia di nicchia nell’antica arte vetraia ceca è nota ancora a pochi. A farla conoscere e sicuramente a preservarla dall’estinzione contribuirà certamente il riconoscimento da parte dell’Unesco, ottenuto a dicembre 2020, che l’ha inserita nella prestigiosa Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Quest’arte, fragile in tutti i sensi, oggi come oggi praticata soltanto qui, si sviluppa all’inizio del 1900 nel villaggio di Ponikla, in un’area fin lì dedita quasi esclusivamente alla tessitura. I fondatori della Rautis, azienda a gestione familiare, seppero intravvedere nella bigiotteria un filone ben più redditizio e arrivarono in breve a impiegare ben 400 famiglie del territorio, ognuna delle quali era in grado di produrre a mano fino a 3.500 perline al giorno. Già allora le piccole sfere luccicanti venivano declinate in più forme, colori e lavorazioni, ma a partire da metà del XX secolo la produzione si concentrò sulle decorazioni natalizie: catene, stelle, fiocchi di neve, angioletti e altre figurine, animaletti colorati per abbellire l’albero e non solo. Oggi il laboratorio Rautis –unico al mondo in questa specifica attività- riesce, senza tradire con le macchine la tradizionale produzione manuale, a realizzare una sfavillante offerta di circa 150 mila pezzi l’anno, sulla base di 20 mila modelli diversi.
Se la maestria tramandata nei secoli da soffiatori, tagliatori, decoratori e infilatori è la grande forza di Rautis, infatti, il suo tesoro inestimabile sono proprio i modelli. Accanto a quelli nuovi creati in risposta alle nuove tendenze, l’azienda gelosamente conserva (e utilizza) ancora gli “stampi” originali, ispirati per lo più a oggetti di uso quotidiano, mezzi di trasporto e animali.
Come nasce la magia eterna delle perline di Ponikla? Oggi come un tempo, il mastro perlaio soffia il vetro, dà forma a brevi file di perline (tonde, oblunghe, quadrate, rettangolari, lisce o sfaccettate) grazie allo stampo, quindi le raffredda nell’acqua e, mentre la materia prima è ancora duttile, le uniforma massaggiandole con le mani. Una volta che gli stecchi di perline sono freddi, passano alla tintura (oro, argento e infinite altre sfumature), alla pittura, alla smaltatura ed eventualmente a un tocco di polveri colorate. Si procede quindi a tagliarli per “liberare” i singoli pezzi, che vengono poi molati per essere infine infilati o assemblati nel prodotto finale, senza eguali. Fatto a mano e fatto in casa, perché fin dagli albori di Rautis, la catena produttiva anticipava di secoli lo smart-working: la ditta forniva la materia prima agli artigiani, che la lavoravano al proprio domicilio, quindi ritirava il prodotto semifinito e lo completava nei propri laboratori. E così continua a fare.
Una procedura meticolosa, la cui straordinarietà e poesia è difficile descrivere a parole. Ecco perché la Rautis (www.rautis.cz, anche in inglese) organizza visite guidate alla manifattura e programma anche laboratori creativi per i visitatori (che possono anche acquistare –nello shop ma anche online- kit di perline con cui cimentarsi a casa).
Non si sa con certezza come e perché quest’arte si sia sviluppata proprio in questo luogo, ma la leggenda vuole che l’illuminato Signore dei Monti dei Giganti –obbediente alla massima “per sfamare un uomo, non dargli un pesce ma insegnagli a pescare”– abbia indicato a un povero mendicante la via per inventarsi un nuovo mestiere. Una vera perla –anzi, milioni di perline- di saggezza, che hanno fatto la fortuna e l’orgoglio di Ponikla e della sua gente.